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26 Dic

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Aspettando non ansimando! NUOVA SKATE-PLAZA a Rivarolo Mantovano AMICI!

31 Mag

Oggi, ultimo dì di maggio apre la nuova plaza, e finalmente devo dire! Dopo anni di attesa c’è uno spiraglio di luce per il paesino bigotto. Verso fine Giugno contest/concerto d’inaugurazione! Stay alive per sapere la data precsa. PACE.

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Stiamo lavorando per riportare il suo corpo ad un livello tale che la faccia non debba costantemente guardare il suolo.

8 Mar

Ci crollavano le dita addosso quando provavamo a essere. 

Tutto questo è come un grande mostro che mi impedisce anche di star comodo mentre le mie unghie si infrangono su questa non mia, non mai plastica. Era un gigante che ti tratteneva la testa sotto il livello dell’acqua. Tira i tuoi capelli che fingi di volere solo per non. Ti fa respirare quel tanto che basta per non farti morire. Quel poco che basta per non farti vivere, insomma. Quando loro perdono la vita, cioè. 

Sono costretto a dovere imporre la mia situazione, il dover arrotorlare le sigarette fingendo di essere con voi, e scommettere che quando tutte smetteranno girarsi e trovarti addormentata. Il fatto, dicono, è che continuando a dargli le mani lui le mangia, le mangia, le mangia, e potremmo insuinare che ora come ora non abbia più quella fame che una volta.

Ma diciamo che ci stiamo lavorando e se torno su non potrei rileggere tutto questo. Tutto sommato è come se fosse un cumulo di foglie. Prendermi in mano e provare a farsi del male. Torna giù, non guardare.

“…continuava a saltare su un piede, lo faceva tutto il giorno, non la smetteva mai, diceva che non vedeva l’ora di slogarsi una caviglia. Ogni tanto mi chiedeva se potevo rompergli un dito…”

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7 Feb

“Aveva un serio problema con la scrittura. Pausa era.
Scusateli.”

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31 Gen

“Stavo per scrivere una cazzata, ma mi hai preso il polso o gli occhi e io ti ho detto ok.
Corro allo specchio e mi chiedo se è tutto vero. Mi guarda e dice che la cosa migliore.”

“Non avrei dovuto ascoltarlo, dovrei ascoltare lui, quello alto con i gomiti a punta.”

Dovevo scrivere mille cose, praticamente un romanzo intero.

23 Gen

“Dov’è finita l’unica sigaretta che si è salvata al terremoto e te la trovi in bocca oppure provi ad accendere la macchina già accesa…”

(porca troia qualcuno ha aggiustato questo fottuto orologio e in questo silenzio notturno il ticchettio mi sta ammazzando, quindi fanculo non riesco a scrivere un cazzo di niente se non che vorrei mangiarmelo quell’orologio di merda. Che oltretutto fa i ticchettii da mezzo secondo, cioè cristo. )

Vorrei che tutto quello che pensassi si scrivesse da solo
senza che io debba scriverlo.

Perchè non ci sto dietro e il 99% delle cose va sempre perso
nelle notti in cui dormo. 

Perchè dovrei usare le mie dita quando ho le tue?

16 Gen

“Stai aspettando un treno, sai dove questo treno speri ti porti, ma non ne hai la certezza. Ma non importa, perchè saremo insieme . Dice.”

Il punto non vuol dire pausa, il punto non vuol dire che se ti fermi a raccogliere un fiore non hai la stessa probabilità di finirci sotto quel fottuto treno. Il punto non vuol dire che comunque l’importante non è star sul treno quanto esserci quando passerà sopra il nostro corpo fermo (un solo corpo per ballare meglio, per non pestarci i piedi dalla scordinazione, insomma).

“te lo dico dopo che te l’ho già detto.” 

Che quando torni a casa presto va sempre a finire male.

31 Dic

“Tipo quando ti dicevo che era come sentirsi su un trampolino.” 

(che erano righe invece che lettere.)


La Crisi ha rovinato il mio più grande Sogno

27 Dic

Stavo in biblioteca a studiare per non so quale esame, quando sento un rumore strano, qualcosa mi strattona i jeans. Guardo. Cazzo! quello è un suricato?! Un SURICATO (animaletto del sud-est africano)! Forse ho urlato, di quegli urli che preferiresti non fossero mai usciti dalla tua bocca, molto stridulo, forse troppo femminile. La mia sedia è slittata all’indietro di un metro, ma il suricato se ne stava fermo su due zampe, guardandomi strano, con un espressione da “quello è  tutto matto”.  Cavolo!  Sono in una biblioteca e c’è da stare in silenzio!  Ecco, infatti, mi ritrovai una buona ventina di occhi puntati addosso, con sguardi omicida. Allora, per giustificare il mio urlo indicai l’animaletto, che ora se ne stava sorridente a fissarmi con le zampe anteriori appoggiate ai fianchi. Alcuni ragazzi guardarono nel punto dove si trovava il suricato, e dalla loro espressione, non vi trovarono nulla di interessante, così ritornarono con la testa sui libri. NON LO VEDEVANO?

Mi si avvicinò e sorrise, bè chissà com’è morbido, pensai. Mia mamma mi diceva sempre di non aver paura delle cose morbide e quindi mi rilassai. Gli sorrisi e lui mi fece capire di seguirlo. Iniziò a correre fuori dall’aula, attraversammo quasi tutto il lungo corridoio, fino ad arrivare ad una porticina, lui ci si fiondò dentro. Io aprii la porta e mi ritrovai in un aula alta, la luce proveniva da un singolo neon rosso posto in alto. Dentro una decina di persone rivolsero lo sguardo all’intruso, io, forse un po’ allarmate o forse solo curiose. “Ehm..scusate…” borbottai. Guardando meglio nella semi oscurità, le persone erano tutte ragazze, giovani e molto belle. Vedendomi  si sciolsero dalla loro rigidità e la più vicina mi sorrise; “Scommetto che sei finito qua inseguendo un gatto nero”.

“Secondo me invece, era un fagiano! ” Commentò una biondina appoggiata ad un tavolo.

“No un puma!” Continuò un altra.

“In realtà stavo inseguendo un suricato! Ma ora è sparito.” Risposi sorridendo.

Perché avevo quel sorriso da ebete stampato in faccia?! Mi maledissi

“Bè cosa aspetti lì? Vieni dentro! Ti va una tazza di infuso di ibisco? ”

Impacciato mi mossi in avanti accettando il loro invito. Questo è il momento giusto per conoscere delle ragazze! Devo ringraziare quel suricato, mi raccomando; fa il simpatico e stai dritto!…  Nel  buio non vidi una scatola posta davanti a me sul pavimento e ci sbattei contro il piede, inciampai e caddi provocando la loro ilarità. Le guance mi si infiammarono! alla fine mi rialzai scherzandoci sopra Che figura di merda!.

Le ragazze indossavano divise scolastiche molto sexy, mi fecero sedere su uno dei tanti divanetti e mi portarono una tazza contenente del liquido caldo rosso. Karkadè dissero si chiamava. Il tempo passò in un baleno, ci divertimmo con musica, chiacchiere e risate, l’infuso forse mi rendeva un po’ euforico. Una ragazza mora ad un certo punto mi prese in privato, mi disse che piacevo ad una sua amica, e così, mi chiese se ero interessato a conoscerla… Cavolo sii! era stupenda! La ragazza in questione era mora, capelli corti e occhi chiari. Se ne stava un po’ lontana a lanciare occhiate verso di me. Non potevo crederci.

“Perché a me? Come posso piacere ad una ragazza così? Io?”

La sua amica mi guardò e sorrise. Cavolo! Ero convinto di averlo solo pensato!

” Forse è che, ricordi un po’ Adam Brody, o forse perché entrando sei caduto su quella scatola. Sai a volte è meglio fare una figura di merda che non farla affatto.”

Detto questo si alzò dal divano raggiungendo la sua amica, e iniziarono a parlarsi, lanciandomi delle occhiate di tanto in tanto, poco dopo la sua amica prese coraggio si avviò verso di me. Ero agitato. E lei era sempre più vicina, quanta bellezza in quel sorriso che mi fece! Aprì la bocca e mi parlò

“Ciao….C’è la CRISI!……E costa tutto troppo!”

“Come scusa?”  Le domando, un po’ confuso.

“Con questa crisi è già tanto se avremo ancora la pensione!”

Apro gli occhi, mi ritrovo in camera mia. Dalla finestra si sente il vociare di due donne che si lamentano della crisi italiana. Ti odio maledetta crisi…!

Non sto dimagrendo troppo è che mi sto annoiando.

24 Dic

(Una di quelle cose che devi scrivere mentre ancora ridi, diciamo)

“Allora, la situazione è già critica. Fa morire dal ridere. Quando capisci che il novanta per cento delle persone sorride. Di non stare soffocando con un guscio, insomma. Poi arriva il dolce.
Fai notare come è umanamente impossibile come quella bottiglia possa contenere sorbetto di limone per otto persone (erano in otto). 
Ti guarda e convintissima ti dice che sull’etichetta c’è scritto “per 10 dosi”.
Ecco, cinque secondi per realizzare la sua risposta.
Ti alzi dalla sedia, senza salutare nessuno te ne vai in bagno.
Accendi una sigaretta.
Seduto sul cesto della biancheria sporca aspiri fumo, a mezza voce ti dici “per 10 dosi”, espiri e scoppi a ridere, ti esce una risata tagliente, ma quasi soffocata, non ho mai capito come va descritta una risata. Diciamo che era una risata che faceva morire dal ridere. 

Di quelle che ti fan capire a che punto siamo insomma. “