
Stavo in biblioteca a studiare per non so quale esame, quando sento un rumore strano, qualcosa mi strattona i jeans. Guardo. Cazzo! quello è un suricato?! Un SURICATO (animaletto del sud-est africano)! Forse ho urlato, di quegli urli che preferiresti non fossero mai usciti dalla tua bocca, molto stridulo, forse troppo femminile. La mia sedia è slittata all’indietro di un metro, ma il suricato se ne stava fermo su due zampe, guardandomi strano, con un espressione da “quello è tutto matto”. Cavolo! Sono in una biblioteca e c’è da stare in silenzio! Ecco, infatti, mi ritrovai una buona ventina di occhi puntati addosso, con sguardi omicida. Allora, per giustificare il mio urlo indicai l’animaletto, che ora se ne stava sorridente a fissarmi con le zampe anteriori appoggiate ai fianchi. Alcuni ragazzi guardarono nel punto dove si trovava il suricato, e dalla loro espressione, non vi trovarono nulla di interessante, così ritornarono con la testa sui libri. NON LO VEDEVANO?
Mi si avvicinò e sorrise, bè chissà com’è morbido, pensai. Mia mamma mi diceva sempre di non aver paura delle cose morbide e quindi mi rilassai. Gli sorrisi e lui mi fece capire di seguirlo. Iniziò a correre fuori dall’aula, attraversammo quasi tutto il lungo corridoio, fino ad arrivare ad una porticina, lui ci si fiondò dentro. Io aprii la porta e mi ritrovai in un aula alta, la luce proveniva da un singolo neon rosso posto in alto. Dentro una decina di persone rivolsero lo sguardo all’intruso, io, forse un po’ allarmate o forse solo curiose. “Ehm..scusate…” borbottai. Guardando meglio nella semi oscurità, le persone erano tutte ragazze, giovani e molto belle. Vedendomi si sciolsero dalla loro rigidità e la più vicina mi sorrise; “Scommetto che sei finito qua inseguendo un gatto nero”.
“Secondo me invece, era un fagiano! ” Commentò una biondina appoggiata ad un tavolo.
“No un puma!” Continuò un altra.

“In realtà stavo inseguendo un suricato! Ma ora è sparito.” Risposi sorridendo.
Perché avevo quel sorriso da ebete stampato in faccia?! Mi maledissi
“Bè cosa aspetti lì? Vieni dentro! Ti va una tazza di infuso di ibisco? “
Impacciato mi mossi in avanti accettando il loro invito. Questo è il momento giusto per conoscere delle ragazze! Devo ringraziare quel suricato, mi raccomando; fa il simpatico e stai dritto!… Nel buio non vidi una scatola posta davanti a me sul pavimento e ci sbattei contro il piede, inciampai e caddi provocando la loro ilarità. Le guance mi si infiammarono! alla fine mi rialzai scherzandoci sopra Che figura di merda!.
Le ragazze indossavano divise scolastiche molto sexy, mi fecero sedere su uno dei tanti divanetti e mi portarono una tazza contenente del liquido caldo rosso. Karkadè dissero si chiamava. Il tempo passò in un baleno, ci divertimmo con musica, chiacchiere e risate, l’infuso forse mi rendeva un po’ euforico. Una ragazza mora ad un certo punto mi prese in privato, mi disse che piacevo ad una sua amica, e così, mi chiese se ero interessato a conoscerla… Cavolo sii! era stupenda! La ragazza in questione era mora, capelli corti e occhi chiari. Se ne stava un po’ lontana a lanciare occhiate verso di me. Non potevo crederci.
“Perché a me? Come posso piacere ad una ragazza così? Io?”
La sua amica mi guardò e sorrise. Cavolo! Ero convinto di averlo solo pensato!
” Forse è che, ricordi un po’ Adam Brody, o forse perché entrando sei caduto su quella scatola. Sai a volte è meglio fare una figura di merda che non farla affatto.”
Detto questo si alzò dal divano raggiungendo la sua amica, e iniziarono a parlarsi, lanciandomi delle occhiate di tanto in tanto, poco dopo la sua amica prese coraggio si avviò verso di me. Ero agitato. E lei era sempre più vicina, quanta bellezza in quel sorriso che mi fece! Aprì la bocca e mi parlò
“Ciao….C’è la CRISI!……E costa tutto troppo!”
“Come scusa?” Le domando, un po’ confuso.
“Con questa crisi è già tanto se avremo ancora la pensione!”
Apro gli occhi, mi ritrovo in camera mia. Dalla finestra si sente il vociare di due donne che si lamentano della crisi italiana. Ti odio maledetta crisi…!